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ANCMA A CONTE: LE DUE RUOTE DEVONO RIPARTIRE SUBITO

La diffusione del COVID19 continua a preoccupare tutti gli italiani. La preoccupazione non è generata solo dai contagi  ma anche per la battuta d’arresto dell’economia. Calano a picco, in primavera, le vendite di motocicli e biciclette e il Presidente dell’ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo ed Accessori) scrive una lettera aperta a Conte.

I numeri

Il nostro Paese è leader in Europa nella produzione di ciclomotori e motocicli. Produciamo 320 mila unità corrispondenti al 45% della produzione europea. Con 2.600.000 unità di biciclette, l’Italia è il 18% a livello europeo, primo esportatore in Europa.  Il nostro è il paese che vanta il maggiore parco circolante di 2 ruote a motore del continente, con circa 8 milioni di veicoli. Le aziende italiane generano un fatturato di cinque miliardi di euro e danno occupazione a 60 mila persone. – La primavera, secondo le statistiche di ANCMA, è il periodo in cui si realizza il picco massimo di vendite di motocicli e cicli. Nella primavera 2020, a causa della serrata, caleranno a picco le vendite. Il settore soffrirà in maniera esponenziale perdendo un’alta percentuale del fatturato annuale.

Le microimprese

Paolo Magri, Presidente Confindustria ANCMA, esprime al Presidente Conte la sua preoccupazione per i 5 mila negozi in Italia, per gli operatori di piccole dimensioni, per le microimprese. La richiesta rivolta al presidente del Consiglio è di tener conto che il settore ha bisogno di ricominciare al più presto la propria attività produttiva.

Petrolettes

Le sfide alla mobilità contemporanea

Le due ruote hanno sempre interpretato, all’interno del sistema della mobilità, un ruolo di rilievo. Riduzione dei tempi di percorrenza, minore occupazione dello spazio pubblico in sosta, abbattimento dei livelli di traffico e inquinamento, costi di utilizzo contenuti sono alcune delle sfide alla mobilità contemporanea interpretate dalle due ruote. Calano a picco le vendite in primavera ma il settore delle due ruote si spera saprà rimettersi in piedi.  Magri conclude la sua lettera sottolineando che gli imprenditori che guidano questo settore produttivo e commerciale e gli uomini e donne che vi lavorano costituiscono una risorsa irrinunciabile per il futuro del nostro Paese.