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IDENTITÀ, HARLEY E MOTO ELETTRICHE

Io non sono un’esperta di marketing, sono solo una motociclista che ha il piacere di leggere, informarsi, guardarsi intorno, divertirsi, ma vi dico la mia sul perché la Harley elettrica LiveWire sembra stia facendo un tonfo nel mercato USA e si appresta ad andare sempre peggio.

HARLEY
Harley-Davidson Livewire, sarà flop o riuscirà convincere gli appassionati HD?

Moto elettriche

Come sa chi mi segue su questa rivista e sui social, ho scritto di moto elettriche solo dopo averle provate per diversi giorni. Ne sono entusiasta: mettendo sul piatto della bilancia le moto a carburatore e le moto elettriche, vincono certamente le elettriche quasi per tutto. Non siamo ancora pronti con le infrastrutture e per i tempi di ricarica di queste moto, ma arriveremo, probabilmente più presto di quanto pensiamo, ad un capovolgimento di prospettiva.

Appunti di sociologia sui fruitori del brand harley

Io credo che un brand come Harley, consolidato negli anni, affidabilissimo, che si rivolge ad un pubblico anche danaroso visti gli alti costi delle moto, si sia caratterizzato, nel tempo, per essere amato da un acquirente tipo a cui piace testimoniare la filosofia degli appartenenti al brand ed ama “apparire”. Se ci fate caso gli harleisti, in genere, hanno le loro “mise” particolari, sono eccentrici nel vestire, nell’atteggiarsi e, soprattutto, nello “sgasare” quando arrivano con le moto, specialmente se non da soli. È un linguaggio di gruppo, che determina il gruppo, che dà identità e appartenenza. Ho conosciuto personalmente molti harleisti e li ho trovati motociclisti speciali, particolari, con un amore sviscerato per il brand della loro moto. Certo, mi esprimo con valutazioni generaliste. È ovvio che generalizzo, cogliendo i numeri di ciò che osservo il più delle volte: è chiaro che ci sono harleisti che non amano apparire, sgasare, atteggiarsi e vestire come la maggior parte di persone che compra e usa questo brand. In ogni caso io credo che il sentirsi parte di un gruppo e dimostrarlo, cogliendo e rendendo pubblica la filosofia dell’harleista, sia una positività. Reputo positivo che, oltre ai linguaggi tipici del motociclista, il gruppo degli harleisiti, nel tempo, abbia maturato delle caratteristiche proprie, molto riconoscibili, che “fanno appartenenza”.

Harley elettrica: un errore di marketing?

Mi chiedo dunque se l’Harley, nel pensare, disegnare e produrre una moto elettrica si sia posta il problema della “destabilizzazione” dell’identità del gruppo. Immagino ovviamente di sì e immagino che abbia calcolato costi e benefici. Una moto elettrica non fa odore di benzina, non perde olio, non ha bisogno di manutenzioni, è ugualmente potente ma non fa rumore. Non sono queste, forse, le caratteristiche fondamentali che un harleysta cerca nell’identità di gruppo?
Forse, semplicemente, le nuove moto elettriche non corrispondono all’idea che l’utente Harley ha del gruppo. Forse occorreva chiedersi perché un motociclista compra proprio Harley e non BMW, Yamaha, Honda o altro.
Io non credo che si compri un’Harley solo per la forma, lo stile, le dimensioni, la postura che assume il guidatore (inconfondibili). Credo che si acquisti un’Harley per entrare nel mondo Harley fatto di identità, di “vocabolari” comuni, di comunità, di gruppo visibile e “udibile” al suo arrivo.
Nello stesso senso si muovono le mie considerazioni per la nuova BMW R 1800 C: se confermato il modello, così come è già apparso in giro, non avrà, a mio parere, un successo formidabile, perché troppo vicino nell’estetica allo stile Harley: chi vuole un’Harley compra un’Harley, non una BMW travestita da Harley. Stesso ragionamento va fatto per il bmwista: chi vuole una BMW compra una BMW, non una BMW travestita da Harley.

Da chi andreste a comprare un paio di scarpe?

L’attendibilità di un brand è tutto. Chi da più tempo e con più esperienza produce l’eccellenza del mercato diventa certamente il brand più ambito anche per una questione di pubblicità e di moda. Dalle scarpe alle moto le considerazioni (qui per forza di cose basilari ed essenziali, i discorsi sociologici sarebbero molto più ampi) sono identiche. Poniamo il caso che brand come Nike, Adidas o Superga iniziassero a produrre e immettere sul mercato scarpe-gioiello tacco 15 da sera imitando Jimmi Choo … non ci pensereste due volte a comprarne un paio?

Josef Morat
L’autrice con Josef Morat di Zero Motorcycles

Ho provato le Zero Motorcyles, e, prima di parlarne, ne ho guidato diversi modelli per quattro giorni sulle Dolomiti. Quando un’azienda nasce con l’unico intento di produrre moto a propulsione elettrica e tutte le sue risorse – umane ed economiche – sono indirizzate alla ricerca scientifica, alla progettazione e alla sperimentazione di eco-move, ci si sente, anche psicologicamente, più all’avanguardia scegliendo un prodotto concepito e generato da un’azienda che fa solo quello. A Zero non occorre “snaturare” qualcosa che già c’era. Le moto nascono elettriche e migliorano le loro prestazioni nel tempo man mano che la ricerca e la sperimentazione vanno avanti. Ecco, forse uno dei motivi per cui si acquistano poco moto Harley travestite da Zero, e temo si acquisteranno poco moto BMW travestite ha Harley.

Credo che chi desideri coniugare il divertimento di girare in moto col bisogno di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente preferirà di gran lunga acquistare una moto da chi produce da sempre moto a trazione elettrica, da chi ha invaso il 50% del mercato delle moto elettriche nel mondo ed abbia dimostrato la maggiore affidabilità e versatilità dei modelli nel tempo.