Powered by WP Bannerize

Womenonbike
donne nella storia del motociclismo

Le donne in sella nella storia del motociclismo

Le donne in sella nella storia del motociclismo. Carlo Perelli,  il Maestro storico direttore di Motociclismo d’Epoca, ci racconta le donne che hanno lasciato il segno nel mondo del motociclismo: esperienze uniche nel solco dell’ultimo secolo. 

Chi è Carlo Perelli? Chi non lo sa legga subito le prossime righe, mentre chi già lo sa, amerà ricordare la carriera di un personaggio tanto autorevole.

Carlo Perelli, classe 1933, è un’istituzione nel settore motociclistico, a livello mondiale. Si è costruito una credibilità senza precedenti in qualità di giornalista e reporter fotografico; per trent’anni ha “forgiato” Motociclismo e dai primi anni Novanta ha dato vita a Motociclismo d’Epoca.
Il “Maestro” – così chiamato da tutti in redazione, incluso il Presidente del gruppo Edisport – va in ufficio ogni giorno, cura ancora gli articoli di Motociclismo d’Epoca, frequenta eventi, raduni e rievocazioni come quando ha iniziato la sua carriera.
84 anni e un’incalcolabile passione: quest’estate ha partecipato a una commemorazione in onore ai caduti della prima Guerra Mondiale sul Pasubio, a bordo di un sidercar Moto Guzzi del 1932. Non è possibile immaginare la scomodità di quel mezzo, eppure il Maestro ha viaggiato su una strada bianca per raggiungere la meta, il rifugio “Generale Achille Papa”, a 1920 metri d’altitudine.
Chi l’ha incontrato mi ha detto essere un uomo semplice e diretto, sempre presente ai più importanti eventi del settore, con la sua immancabile macchina fotografica appesa al collo. Tutti gli appassionati di vecchia data e i cultori del motociclismo lo conoscono; del resto Perelli si è conquistato nel tempo una meritata fama, fatta di competenza, curiosità e inventiva. Le sue prove su strada hanno davvero fatto storia. E quindi non c’è da sorprendersi se già nei primissimi anni Settanta, mentre passava sotto le tribune del GP di Monza, veniva salutato dal pubblico con una “ola”. Carlo Perelli era ed è amico dei più importanti piloti e tecnici del mondo, ha guidato i prototipi di innumerevoli Case motociclistiche, ha girato il mondo per raccontare ogni sfumatura esistente ai suoi lettori. Ha nei suoi occhi e nella mente l’evoluzione delle 2 ruote e ha vissuto tutto questo in prima fila. Se vogliamo scoprire il ruolo della donna nella storia del motociclismo dobbiamo chiedere a lui. Il Maestro è tra i professionisti più autorevoli del mondo. E anche una delle persone più eleganti di questo ambiente. Al nostro incontro si presenta con camicia bianca e pantalone blu, scarpa sportiva e gli inconfondibili occhiali da vista, che porta da sempre con grande stile, come un “marchio di fabbrica”. Ecco cosa ci racconta.

Qual è stato il ruolo della donna nella storia del motociclismo?

Donne motocicliste ce ne sono sempre state, fin dai primi del Novecento, ma erano davvero pochissime. Ed è certo che se nell’anteguerra venivano giudicati matti gli uomini che andavano in moto, figuriamoci se erano donne.
Negli ultimi 30 anni c’è stata una forte emancipazione e indipendenza, individuale ed economica. Le donne sono sempre una ristrettissima minoranza: in proporzione agli anni Cinquanta e Sessanta sono aumentate, ma rimangono sempre poche.

Vittorina Sambri, una delle prime motocicliste a cimentarsi nelle competizioni (anni Trenta)

Che tipo di donne in sella erano?

Ce n’erano di tutti i tipi: da chi correva con il sidecar, alle crossiste di fine anni Sessanta. Poi vespiste a volontà e addirittura anche motocicliste specializzate nel Muro della Morte, in Inghilterra intorno agli anni Venti e in Italia nel dopoguerra. E c’è anche chi ha compiuto grandi imprese: Annie Ninchi è partita nel 1953, insieme al marito, da Pesaro per raggiungere Nuova Delhi, in sella a una Lambretta E125. La coppia si è poi sposata e ha chiamato la figlia Ambretta.

Quali sono state le donne pilota più significative della storia?

Ce ne sono diverse. La prima che mi viene in mente è Vittorina Massano. L’ho incontrata ai tempi in cui gareggiava, negli anni Cinquanta.  Solida ragazza genovese, figlia di un “prestinaio” (panettiere), andava a fare le consegne con un sidecar. Oltre alle gare di Velocità, ha fatto anche gare di Regolarità (oggi Enduro). Era una donna del popolo, peccato che a soli 24 ha chiuso la sua carriera, in vista delle nozze.

Vittorina Massano

Prima di lei c’è stata Muriel Hind, inglese, che ha iniziato a correre nel 1902, a 21 anni. Ha partecipato alla Sei Giorni Scozzese nel 1910.

Muriel Hind, in versione motoscampagnata
Muriel Hind in gara (anni Dieci)

A inizio Novecento era nota anche Vittorina Sambri, ferrarese, che ha continuato a correre anche nel dopoguerra. È bene anche ricordare che in alcuni competizioni le donne non erano ammesse, quindi la partecipazione non era certo incoraggiata.
Se penso ai tempi più recenti, ci sono state le velociste degli anni Settanta, come Santina Ronsisvalle. Successivamente la finlandese Taru Rinne: la prima a conquistare punti nel Motomondiale. Ricordo anche Paola Cazzola, con la sua Ducati 999… Forse non basta nemmeno un articolo per citarle tutte.

Con il numero 47 Taru Rinne, finlandese, la prima pilota a conquistare punti nel motomondiale. Fu nel 1987 al Gran Premio di Cecoslovacchia classe 125

Com’erano le motocicliste italiane rispetto a quelle internazionali?

Erano il riflesso della situazione del rispettivo Paese. In Italia non c’era molta partecipazione al Nord, figuriamoci al Sud. In America c’erano più possibilità economiche e quindi era più facile che nascessero anche associazioni di categoria come la WIMA (Women’s International Motorcycle Association), già negli anni Cinquanta.
In Francia e in Germania c’erano motocicliste, anche se non partecipavano alle competizioni. In Spagna, con il franchismo, saranno state ben poche.
Mentre ricordo di donne inglesi che hanno partecipato alle 6 Giorni in Svizzera e credo anche in altri Paesi, già negli anni Trenta.

Quando sono arrivate le prime moto pensate per il target femminile?

La prima moto costruita in serie dai tedeschi nel 1894 poteva anche essere da donna: il telaio molto aperto lasciava spazio alle lunghe gonne del tempo. Ma l’emancipazione femminile era ancora molto lontana, quindi si può affermare che solo agli inizi del Novecento arrivarono dei modelli per donne ed ecclesiastici (perché portavano la gonna), più che altro grazie ai produttori inglesi, francesi, austro-ungarici. Nel 1903 anche un produttore italiano propose un modello.
Negli anni Venti c’erano anche i primi scooter, ma la tecnica rudimentale del tempo rendeva la guida complicata. Bisognerà aspettare circa trent’anni per vedere un modello effettivamente facile, protettivo e funzionale. Le Vespa e le Lambretta, infatti, hanno avuto molto successo sul pubblico femminile: negli anni Cinquanta ad esempio ricordo di una manifestazione della Lambretta a Stresa, mentre al Parco Forlanini di Milano è stata organizzata una gincana per sole donne. Ma gli scooter non hanno aumentato le motocicliste.

A Motociclismo ha scelto di mettere in copertina delle donne? Se sì – domanda a trabocchetto – in quale veste?

Diverse copertine sono state dedicate alle donne, dove la moto era accompagnata da una figura femminile. Sempre in modo elegante. Gli scandali non li abbiamo fatti noi, ma la pubblicità.

In pubblicità com’è stata considerata la figura femminile?

Si usava utilizzare la figura femminile per richiamare l’attenzione sulle due ruote. C’era chi proponeva immagini molto eleganti, come la Norton, e chi preferiva essere più sfacciato. Negli anni Settanta, la pubblicità cambiò radicalmente, seguendo i mutamenti della società. La Suzuki, ad esempio si spinse un po’ oltre: l’importatore italiano era un tipo “frizzante”. Non so quanto gli abbia giovato quella campagna, molti lettori avevano telefonato in redazione e scritto lettere per esprimere la propria indignazione, sostenendo che se volevano vedere le donne nude c’erano le riviste apposta.

La rivista Motociclismo era pensata anche per un pubblico femminile?

Da quando la rivista è nata, nel 1914, ci sono stati periodi in cui Motociclismo ha dedicato qualche pagina al pubblico femminile. Negli anni Trenta per esempio è stato pubblicato un romanzo d’amore a puntate. Negli anni Cinquanta c’era una rubrica per la donna motociclista, con articoli legati a moda e bellezza. Ricordo che negli anni Sessanta pubblicavamo le vignette “Lilli la motociclista”, dove Lilli ne combinava di tutti i colori.

Parliamo di moto d’epoca. Quale marca e modello consiglierebbe a: una donna che ama lo stile, una donna che ama i lunghi viaggi, una donna che ama le curve?

A una donna che ama i lunghi viaggi propongo una Guzzi Sport 15, 500 cc, un classicissimo dell’anteguerra, comoda, abbastanza affidabile, con la quale ci si può muovere a una discreta velocità.

Moto Guzzi Sport 15, 500 cc

A una donna che ama lo stile potrebbe piacere la Motom 98. Ricordo che qualche anno fa era stata presentata da una donna a un concorso di Villa d’Este e aveva vinto nella sua categoria. La linea è straordinaria, avveniristica, potrebbe essere scambiata per una moto moderna, invece è uscita negli anni Cinquanta.

Motom 98

Se penso a una donna che ama le curve e la velocità, potrebbe essere in sella a una BMW R 75/5 bicilindrica, 750 cc, dei primi anni Settanta: è maneggevole e affidabile.

In primo piano sulla copertina de Le moto BMW di MB Editore la BMW R 75/5 modello America

 

Come è iniziata la sua passione per le moto?

Mi sono appassionato da bambino. Mio padre era un tecnico di tipografia per Motociclismo. Quindi portava a casa le copie della rivista. Le cronache familiari dicono che abbia imparato a leggere guardando Benelli, Bianchi…
Poi è arrivata la guerra e in quel periodo di moto non si parlava. Ma la passione è riesplosa nel dopoguerra sempre grazie a queste copie di Motociclismo che arrivavano a casa.
Un giorno il Direttore della rivista ha chiesto a mio padre se conosceva un “fiulèt” (figlio nel dialetto milanese) che potesse ordinare l’archivio fotografico. Il lavoro consisteva nel mettere nelle buste contraddistinte con il nome della marca, le foto con le rispettive moto. Conoscevo a memoria tutte le fotografie pubblicate e non ho avuto la minima difficoltà a ordinarle. Dopo un anno mi hanno chiesto di andare a vedere una gara di paese. Sono andato e poi ho fatto un resoconto. Così ho iniziato, con le garette di paese, allora diffusissime.
Dopo un po’ di esperienza sono diventato un sostenitore delle prove delle moto su strada. Allora non si usavano. Cominciando dai ciclomotori e dalle motoleggere, ho dato inizio alle prove su strada, sempre più impegnative.
Nella mia carriera sono andato a vedere il Tourist Trophy sull’Isola di Man, sono andato alla Sei Giorni in America, poi in Russia a vedere le fabbriche. Sono stato il primo giornalista a visitare le 4 fabbriche giapponesi, nel 1971. Ho seguito le più importanti gare, anche di fuoristrada… Era la vita da redazione.
La mia popolarità all’estero è stata determinata dal mio ruolo di corrispondente dall’Italia, negli anni Cinquanta, per almeno una decina di riviste straniere: inglesi, tedesche, americane.
E dopo 50 di carriera ho ricevuto la medaglia d’oro per l’appartenenza all’ordine.

Un messaggio del Maestro dedicato alle lettrici di Donneinsella?

Mai esagerare, siate prudenti. E divertitevi!