Powered by WP Bannerize

Womenonbike

MOTO OFF E NATURA

Pinella Giuffrida

Per una biker che ama andare in moto ed ama la natura, scoprire percorsi nuovi in mezzo al verde è una gioia intensa. Soprattutto quando i percorsi sono in off, non sono conosciuti e si va alla scoperta, “tastando” il terreno e cercando di orientarsi con le mappe. La Sicilia orientale offre molti percorsi off road per le moto tra la natura ma la soddisfazione più grande è quando ne cerchi di nuovi e li trovi.

Guidare in compagnia

Alberto Contarino, presidente per la Sicilia del gruppo 6%, pochi giorni fa mi ha guidato a scoprire luoghi davvero incantevoli nelle campagne dell’Ennese. Tra strade provinciali, mulattiere, sterrati e strade malandate e quasi inesistenti abbiamo guidato per un’intera giornata le nostre moto con alcuni obiettivi ben precisi. Il primo: scoprire percorsi moto in off tra la natura vicini al lago Ogliastro. Il secondo: riuscire a raggiungere la cima del Monte Santo a Castel di Judica. Il terzo: verificare le condizioni del percorso che corre lungo buona parte del lago artificiale Nicoletti. È sempre prudente guidare in percorsi off in compagnia, ci si sostiene a vicenda, ci si diverte di più ed in caso di difficoltà c’è sempre un amico pronto a darti una mano.

Il lago Ogliastro

Lago Ogliastro

 

Il lago Ogliastro è un bacino artificiale al confine tra la provincia di Enna e quella di Catania, tra i comuni di Aidone e Ramacca, vicino la zona archeologica di Morgantina. Nasce grazie alla costruzione di una diga in terra battuta sul fiume Gornalunga. La diga è chiamata dai residenti “il muro”. Con Alberto abbiamo provato a percorre un accesso in direzione del lago dal versante Nord Ovest della Strada Statale 288 proveniente da Raddusa. Ben presto ci siamo accorti che la stretta rampa in discesa di sterrato e pietre non arrivava alle sponde del lago. Non mi è stato facile convincere la mia “mukka” ad uscire dal pascolo, risalire la china e tornare sulla strada provinciale. A volte non vuole saperne di fare dietro front in maniera leggera e leggiadra.

I problemi di gestione di queste grosse moto in off non sono relativi soltanto al loro peso. Occorre esperienza e tecnica per guidarle al meglio anche nei percorsi più accidentati.

Il “muro”

 

Lago Ogliastro

Alla fine decidiamo di percorrere la strada che porta all’ingresso dei locali tecnici in cima alla diga. Varchiamo il cancello d’ingresso: il boschetto sotto la diga è privato, è del consorzio che gestisce l’impianto. E’ aperto, ci avventuriamo timidamente alla ricerca di un responsabile. Arriviamo in cima agilmente su per i tornati e chiediamo al custode se esiste una strada lungo il lago. La risposta negativa ci ha rattristato, l’area non è aperta al pubblico, ma ci ha comunque indicato una sorta di mulattiera che costeggia il lago, sempre in zona privata. Ci ha dato il permesso di percorrerla, invitandoci però a fare molta attenzione: non è una strada semplice. La imbocchiamo appena sotto l’area di pertinenza della diga. Il percorso si rivela subito un po’ difficile per me: salite e discese fatte di terra, di rocce e pietre interrotte per un lungo tratto da una pietraia scoscesa. Il lago è visibile, ma rimane sempre molto lontano. Dopo un po’ di chilometri in campagna e un caldo asfissiante dovuto anche alla quantità di adrenalina prodotta durante la guida nel percorso accidentato, troviamo una sbarra che attraversa la strada e ci costringe a tornare indietro. Ci rimane la soddisfazione di aver percorso con le nostre moto in off tra natura, fichi d’india in fiore, ginestre profumate e muri a secco, un tragitto accidentato non per molti.

 

Castel di Judica

Viaggiamo in direzione Castel di Judica percorrendo la SS 288 e  la SP 123. Siamo circondati da campi di grano appena raccolto. Le stoppie gialle, interrotte qua e là da ciuffi di papaveri, accompagnano lo sguardo che si perde tra i campi. Le moto piegano morbide assecondando le curve della strada conducendoci a Castel di Judica. Divenuto feudo di Caltagirone e poi frazione del comune di Ramacca, Castel di Judica adotta il nome che richiama il monte e il castello. Alto circa 764 metri, il monte Iudica, immediatamente a nord dell’abitato di Castel di Judica, sorge all’estremo limite occidentale della Piana di Catania tra i fiumi Dittaino e Gornalunga.  Salire su per tornanti verso il sito archeologico di Monte di Judica non è difficile. In questa grande area è stata rinvenuta una necropoli tuttora non visibile perché ricoperta dalla terra.

La salita di Via Monte Santo

Ciò che risulta davvero complesso, invece, è raggiungere la cima del monte “scalando” la salita lastricata di Via Monte Santo. È un percorso non particolarmente ampio, lastricato di pietra bianca, con una fortissima pendenza che nel tratto finale è davvero notevole. Ma le fatiche di chi ha il coraggio di arrivare fin lassù con la moto vengono subito compensate: la natura e il panorama sono stupendi e sulla cima del monte rimangono visibili i ruderi del campanile della piccola chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, costruita nel XVII secolo.

 

Tramonto al lago Nicoletti

Lago Nicoletti

Ripresa la SS192 in direzione di Enna giungiamo al lago artificiale Nicoletti, creato dallo sbarramento del fiume Dittaino tra le città di Leonforte ed Enna. L’accesso per l’area attrezzata in riva al lago sembra, all’inizio, di semplice percorrenza. La consistenza della strada assomiglia all’argilla pietrificata. Questo tipo di off road mostra molti avvallamenti, salite, buche e tanta, tanta polvere bianca. La natura con i suoi alberi alti regala una fresca ombra e il lago rivela un colore blu/verde molto intenso. Man mano che il tracciato off procede lungo le sponde del lago, le asperità del terreno aumentano e occorre aprire un po’ il gas delle moto e andare in modalità un po’ più allegra per non rimanere bloccati tra gli avvallamenti, magari mettendo un piede in una buca, perdendo l’appoggio e rotolando giù capovolgendo la moto.

Lago Nicoletti

L’imprevedibile

Troviamo già occupati i tavoli e le panche in legno all’ombra di alti eucalipti e decidiamo di avviarci in “fuori pista” lungo un terreno non molto scosceso avvicinandoci al lago. Il terreno, al passaggio delle nostre moto, inizia a sbriciolarsi e a franare sotto i copertoni.

L’impresa titanica è stata portare fuori da lì le moto.  Invertire il senso di marcia riguadagnando lo stretto corridoio di 50 centimetri di argilla battuta.

Tutto senza che la ruota posteriore slittasse e facesse un solco profondo dal quale sarebbe stato impossibile uscire. Non è stato facile manovrare tenendo la moto in equilibrio nel terreno scosceso, stando attenti a non mettere i piedi in fallo. Alla fine mi sono arresa e mi sono limitata, col cuore in gola, a rimanere in sella (impossibile mettere il cavalletto e scendere) senza far cadere la moto. Alberto, con tanta pazienza, dopo aver messo in sicurezza la sua moto, è tornato indietro in mio soccorso ed ha riportato in strada anche la mia.

Sono rientrata a casa, di sera tardi, con i muscoli doloranti ma felice, col sorriso stampato in faccia. Guidare la moto in off road ti consente quel contatto con la natura che non ti aspetti, ti porta anche in capo al mondo, in percorsi sconosciuti ai più, tra adrenalina e grande soddisfazione.

© 2020, MBEditore, riproduzione riservata.