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Un giro in Valmarecchia

Chi dice Rimini spesso non sa che al suo interno è nascosta una perla chiamata Valmarecchia, parte della più ampia zona del Montefeltro. Questa si origina in Toscana a Badia Tedalda e, snodandosi, abbraccia anche una parte di San Marino e delle Marche, eppure è alla Romagna che appartiene quasi interamente.

VAlmarecchia
Il fume Marecchia che dà il nome alla valle.

La Valmarecchia è percorsa dal fiume Marecchia, che dà il nome anche alla strada Marecchiese la quale guida dalla città felliniana a San Sepolcro (il cosiddetto passo di Viamaggio!).

Valmarecchia
Il fiume Marecchia

Uno dei miei posti preferiti è San Leo, un borgo squisitamente medievale accessibile da una strada scavata nella roccia e stagliato su un enorme masso invalicabile. Non a caso proprio lì è stato eretto un forte imponente e bellissimo, la famosa “Rocca”, piena di fascino e di magia!

Valmarecchia
La rocca di >San Leo in Valmarecchia

Facilmente raggiungibile da casa mia a Rimini, è una meta tipica per una classica giornata in moto un po’ lenta.
Esco dalla città infilandomi in statale, prediligendo una deviazione più lunga e tortuosa, ma sicuramente più bella e allettante da un punto di vista motociclistico.

Lasciando il mare, punto a ovest per via Santa Cristina: la percorro godendomi già il panorama, superando il carcere. A meno che le FF.OO. non mi abbiano seguita in incognito, rilevando velocità e manovre poco consone… proseguo! Raggiungendo il ristorante Squadrani. Purtroppo sono solo le nove, quindi niente pranzetto tipico, ma consiglio vivamente a tutti di sperimentarlo.
[Squadrani – Trattoria tipica, dall’architettura semplice e con foto ancora in bianco e nero alle pareti. Accetta prenotazioni ed è aperto sia a pranzo che a cena, pertanto è facilissimo riuscire ad organizzare una mangiata in compagnia, anche al termine di una bella gita in moto! Per di più dispone di parcheggio, quindi le care “due ruote” sono ben riposte. E comunque ci arriva anche il bus! I prezzi sono abbordabili e il must sono i primi. Anzi, la cortesia del personale. Prevedono anche un menu lavorativo, quindi è un luogo decisamente versatile]
Il ristorante resta comunque un ottimo waypoint per ricordare il tragitto, che per me continua ancora dritto. Via via i tratti urbani e cittadini si dissipano, cedendo il posto al verde, ai fiori… Non sarebbe infrequente incrociare qualche trattore o qualche fattore, dai lineamenti corrosi dal tempo e dal lavoro di fatica. Eppure sto semplicemente percorrendo una parallela della Provinciale.
Non sono le Alpi (e chi mi ha già letta, sa quanto sia stato bello nonché spaventoso lo Stelvio!) quindi non devo aspettarmi tornanti a gomito e altezze da record, eppure anche solo attraversare i colli dà un senso di appagamento, di relax e di piacevolezza.

La carreggiata non è ampia, ma le curve si susseguono più o meno morbide: abbastanza da non annoiarsi ma anche da rendere questa zona adatta ai neopatentati! C’è un tratto di via Santa Caterina che costeggia San Marino; io, invece, resto salda sul mio itinerario e mi dirigo verso una zona chiamata “Cantelli” sulla quale, la strada da cui provengo, si innesta cominciando il zigzag.
Le varie vie che si accavallano e si congiungono ondulano il tracciato: se avessi voluto seguire una linea dritta, non sarei certo passata da qua!

Infatti ad un certo punto mi tocca “scendere” leggermente: mi immetto sulla SP 32 alla mia destra e la percorro tutta fino a un bivio. Fortuna vuole che possa evitare un curvone in salita, quindi svolto dalla parte opposta in via Doccio. Via che termina anch’essa, conducendomi sulla SP 15bis.
E sapete cosa? Tutto questo macello per rientrare sulla Marecchiese, la main road che avrei potuto imboccare da subito!

Quindi alla prima rotonda che si becca, seguire i cartelli e girare a sinistra fino a Pietracuta. Qui, a un certo punto, l’indicazione San Leo non mancherà!

Nonostante sembri un dedalo incomprensibile, un qualsiasi navigatore saprebbe come districarsi. In mancanza, anche Google Maps è un ottimo surrogato. E, in mancanza anche di questo, basta appuntarsi alcuni punti cruciali per non perdersi. In fondo, fino ad ora, cosa l’ho fatto a fare di segnalarvi tutto angolo per angolo?

[Se volete emulare le mie tecniche sofisticate e modernissime, io faccio così: segno i miei waypoints su del nastro americano, che appiccico direttamente sul serbatoio o sul cupolino (tranquilli, se non lo lasciate lì per giorni poi viene via che è una bellezza! Resiste quasi a tutto, quindi nessuna paura della pioggia).
Se preferite una visione più ampia, allora ricreate il vostro disegnino su un foglio di carta, delle dimensioni che preferite. Riparatelo con una bustina preforata o con il sacchetto per congelare il cibo e fissatelo, ancora una volta, con lo scotch americano. Voilà, ecco il vostro roadbook!]
Per chi volesse rifarsi alla diligenza delle amministrazioni comunali, i cartelli non mancano: basta seguire “Montefeltro”, “Novafeltria” e, nel mio caso, “San Leo”.
L’amenità dei luoghi non li ha certo lasciati poco civilizzati!

E allora, salda sulla SP22, inizia la salita.

Il paese in sé è piccolo e scarsamente popolato. Non manca il turismo, invece, proprio per le numerose attrazione e le varie iniziative offerte – raccomando caldamente Alchimia Alchimie e “l’incendio della Rocca”. Trovate tutto online -.

Prima di bearsi della vista e della storia della Rocca, main attraction, è possibile passare per la Pieve preromanica, il Duomo romanico, il Museo di arte sacra nonché da ruderi ed altri lasciti religiosi.

[Nonostante le piccole proporzioni, San Leo è stata capoluogo della contea del Montefeltro fregiandosi, addirittura, del titolo di Capitale d’Italia da Berengario II, ivi assediato. Scenario di battaglie ma anche teatro di un panorama quasi inimmaginabile, permette una vista ad ampio raggio fin quasi al mare. Perfetto per un turista curioso, per uno storico ma anche per una coppietta in cerca di romanticismo!

Se la città ha ospitato Dante e San Francesco d’Assisi (il quale proprio qui ha ricevuto in dono dal Conte Orlando di Chiusi, il monte de La Verna, sito nel vicino Casentino) il Forte è altrettanto famoso anche per le sue alterne vicende.
Durante il periodo in cui fu utilizzato come carcere, ha “ospitato” personaggi del calibro di Felice Orsini o Cagliostro, molto discusso ma, sicuramente, molto affascinante.

Valmarecchia
Il Conte di Cagliostro

Il Conte di Cagliostro, di cui si conserva ancora perfettamente la cella, ha avuto un ruolo cardine in numerosi ambiti dello scenario politico, esoterico, alchemico e non solo. Si vocifera addirittura che sia stato coinvolto nell’ “affaire du collier” che aveva investito la Regina di Francia Maria Antonietta. Un bel tipino, insomma! Proprio per la sua verve carismatica e per la vita enigmatica condotta si tiene da qualche anno una sera a lui dedicata proprio nella piazza principale del Forte, ove gli ospiti possono cenare in compagnia dei personaggi di Cagliostro e dei suoi fedeli, coinvolti in alcuni degli aneddoti principali di questi. E non solo!

Valmarecchia
A cena con Cagliostro

Banchettare e libare a centinaia di metri sospesi sul niente, con la possibilità di perdere la vista per chilometri e chilometri è un’esperienza unica. Una versione un po’ agèe dei moderni rooftops metropolitani!

All’interno della Rocca vi sono varie zone: dalla sala d’armi e delle torture alle semplici stanze della vita quotidiana di chi le ha abitate; altre sono aree dedicate a mostre estemporanee o, addirittura, a narrare la vita e le imprese di Cagliostro].

A San Leo è possibile fermarsi a dormire come a mangiare in alcuni ristoranti tipici e molto buoni quali La Corte di Berengario, il Belvedere o – galeotto – il Bettolino ove cenai durante il mio secondo appuntamento tanti anni fa!
[Il Bettolino si trova in centro in una struttura antica, con pietra a vista anche all’interno. Disposto su due piani e dalle dimensioni ridotte, garantisce riservatezza e intimità. I prezzi non li ricordo proprio modici – però la pizza è un buon compromesso – altrimenti si può sperimentare la cucina, legata alle tipicità locali. Niente fusion, sushi o variazioni del tema, toh]
Prima di tornare in sella compro un paio di cartoline: forse sono tra i pochi viaggiatori romantici che ne spediscono ancora! Trovo siano un bel pensiero, sicuramente dedicato a quella persona cui la si manda. Vuoi mettere il piacere di ricevere inaspettatamente un’immagine da un posto lontano… che si può appendere e leggere con molto più calore di uno sterile messaggino su whatsApp?

VALMARECCHIA, SECONDA PARTE

Terminata anche la fase turistica, mi incammino verso un altro posticino davvero caruccio: Talamello.
Altro borghetto mignon, che tuttavia offre diversi spunti.
Per arrivarci basta tornare indietro e seguire per “Secchiano” e “Novafeltria”. Sarà l’indicazione “Campiano” a confermare la direzione giusta. Poco dopo, all’altezza del ristorante “La meglio gioventù”, il cartello “Talamello” che porta a destra lascia presagire ancora curve e salite.

VALMARECCHIA
Talamello, in Valmarecchia

Sono strade sulle quali ho imparato a guidare con la bestiona rossa… eppure, alcune curve, mi terrorizzano ancora!
Ce n’è una tosta: una salita a destra, lievemente irregolare che talvolta si fa fatica a vedere, specialmente al buio. È davvero necessario allargare molto nell’imboccarla, per poi chiudere.

Altrimenti, cosa che non mi vergogno di ammettere, si può prendere una stradina che vi sta quasi di fronte per poi fare un’inversione di marcia, e affrontare il tornante da un’altra prospettiva, ben più facile!

Per il bis, qualche centinaio di metri più avanti, una nuova curva sempre sullo stesso verso, con “stop” annesso. Fortunatamente è decisamente più dolce della precedente: con l’occhio lungo è possibile scorgere eventuali mezzi provenienti da destra e da sinistra, evitando di fermarsi completamente e di sperimentare l’odiosa partenza in salita. Non ditelo a nessuno, ma lo faccio spesso!
Orbene: è un giorno feriale perciò non ci sono restrizioni al traffico e riesco a entrare in paese attraverso un ponticello che porta direttamente in piazza Garibaldi, dove campeggiano le due Chiese e che sfocia in una terrazza panoramica. (Foto 8)

Valmarecchia
Al centro, la mia Rossa!

Talamello sorge alle pendici del monte Pincio ed è situata su una piccola altura: consiglio quindi una felpa per la sera!
Ha subito nei secoli fasi alterne, finendo anch’essa tra le mani dei Malatesta, contesa pure dalla Chiesa Cattolica. (Foto 9 e 10 e 11)

È davvero poliedrica: cittadina d’arte, di sport e, udite udite, dall’interessante varietà gastronomica: è d’obbligo la tappa alla Locanda dell’Ambra, che attrae avventori da ogni parte data la bontà dei suoi piatti, molti a base di… Ambra! Il formaggio di Fossa cui Tonino Guerra ha proprio dato questo nome.

[Il locale è davvero bello: si suddivide su più piani; tutte sale in pietra naturale a vista e dalle travi in rovere su soffitto.
Scegliere cosa assaggiare è un’impresa! Fortunatamente si propongono sia un menù à la carte che un fisso, al costo di 25 €, che esorterei a richiedere se veramente affamati. L’Ambra non è solo ristorante, ma anche b&b, quindi se indulgete troppo nel mangiare e bere la sera, a suon di San Giovese, una sosta potrebbe essere l’idea perfetta. Dispongono di 2 suites di lusso, al prezzo di 85 €, e di tre camere, più economiche, al costo di 55 €. Tutte accoglienti e comprensive di un’abbondante colazione, il giorno dopo]

La cena luculliana è decisamente di mio gradimento e io abito troppo vicino per restare qui a dormire, quindi decido di rincasare ma, stavolta, per la via maestra. Molto più grande, luminosa e trafficata che di sera, va più che bene!

Vero. Ho trascorso una giornata che non è stata una novità, eppure credo che ci sia sempre una nuova scoperta in ciò che si fa, se si ha la predisposizione giusta! E in fondo, ritornare in alcuni luoghi che danno pace e serenità, non è mica un male… no?